SPORTELLO PER IMMIGRATI – VIA RE D’ITALIA 14, CALTANISSETTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

POLVERE SOTTO IL TAPPETO


 

 

 

 

Caltanissetta Ź un posto strano. E’ un posto in cui ci stanno le persone che vivono all’aperto.

All’aperto non significa, perė, in campeggio, con il cielo come soffitto e tanta voglia di divertirsi.

All’aperto significa:

-       senza letto, brandina, materassino. Lenzuola, coperte, cuscini;

-       senza bagno per fare pipď e popė, doccia e spazzolarsi i denti;

-       senza cucina. Senza mangiare. Niente pasta, carne, pesce. Acqua fresca in estate, the, latte caldo in inverno.

-       Senza lavoro. Ma a questo siamo abituati.

-       Senza cure, in caso di malattie.

-       Senza nulla da fare, dalla mattina alla mattina successiva. E a quella dopo ancora, ed ancora, ed ancora.

 

E Caltanissetta si indigna.

 

Giustamente.

 

 

Si indigna perché queste persone rovinano le nostre cose. I nostri spazi. Le nostre palme. Panchine.

 

Non si indigna perché queste persone non hanno altra possibilitą se non quella di non avere diritto a nulla.


Indice

 

1- Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                                  - 4 -

2- Convivenza Obbligata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                      - 5 -

3 - Gli stranieri presenti a Caltanissetta: chi sono. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                        - 7 -

4 - Procedure di riconoscimento della protezione internazionale. Cenni. . . . . . . . .                       - 9 -

5 - Vita da Pian del Lago . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .      -10 -

6 - Leggende metropolitane: “Agli straneri danno Ř 40,00 al giorno, piĚ le sigarette. E a noi italiani?” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .   -13 -

7 - Vita fuori Pian del Lago . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                  -14-

8 - Il rinnovo del permesso di soggiorno. Requisiti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .                  -15-

9 - Il rinnovo del permesso di soggiorno. Prassi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .              -16-

10- Conclusioni . . . . . . . . . . . . …………………………………………………………           -18-

 

 

 

 

 


Introduzione

 

Ogni anno (ultimamente anche piĚ volte all’anno) la nostra cittą si accorge della presenza degli stranieri. Si accorge dei disagi provocati alla cittadinanza, si sente minacciata nella sua sicurezza. E comincia, inevitabilmente, un tam tam di voci, luoghi comuni, dall’inevitabile incipit: “io non sono razzista, perė…”. Incipit che si conclude sempre con una linea netta di demarcazione: noi/loro.

E puntualmente in cittą cominciano a levarsi le voci di quanti sul disagio e sulla paura ci marciano da sempre. La presenza degli stranieri diventa la ragione di tutto: pochi servizi? Colpa degli stranieri che ricevono piĚ attenzioni dei nisseni dalle istituzioni. Cittą sporca e poco curata? Colpa degli stranieri. Cittą poco sicura? Colpa degli stranieri. Gli stranieri diventano un ottimo alibi, ma da alibi a capro espiatorio il passo Ź breve.

 

Questo piccolo contributo Ź realizzato dallo Sportello per Immigrati, una realtą attiva dal 2005 a Caltanissetta, nel tentativo di alleviare i disagi inevitabilmente connessi alla condizione di straniero

e in quello, parallelo, di contrastare i fenomeni di razzismo.

 

Questo documento si propone di spiegare chi sono gli stranieri presenti a Caltanissetta in condizione di precarietą e che, volenti o nolenti, diventano protagonisti di campagne di stampa e oggetto di attenzione, non sempre benevola, da parte della cittadinanza, nonché le ragioni per cui si trovano nella nostra cittą; si propone di dare un contributo di informazione a quanti per i piĚ diversi motivi si trovano a fronteggiare il fenomeno degli stranieri .

 

Il lavoro non sarą, volutamente e necessariamente, esaustivo. Le tematiche legate agli stranieri, anche solo agli aspetti burocratico-amministrativi, sono complesse ed hanno continue diramazioni. Se dovessimo approfondirle tutte, questo lavoro perderebbe la semplicitą che vuole possedere, risulterebbe di difficile lettura e dunque verrebbe meno la funzione divulgativa ed informativa che ha scelto di avere.

 

Chiunque, dopo averlo letto, volesse approfondire qualche tema puė sempre approfittare del nostro Sportello, aperto ogni Venerdď, in Via Re d’Italia 14, dalle ore 16.00 alle ore 18.00.


Convivenza obbligata

 

 

Quello della presenza di stranieri in cittą Ź un fenomeno non nuovo né, tantomeno, evitabile. Sia per elementi non direttamente dipendenti dalle volontą locali (crescente sfruttamento ed impoverimento del cosiddetto terzo mondo, ad opera delle potenze occidentali, che determina uno spostamento delle locali popolazioni verso le zone piĚ ricche del pianeta; guerre, organizzate dalle potenze occidentali per via diretta – Afghanistan, Mali, Libia, Iraq – o indiretta –basti pensare al centro Africa – che costringono le locali popolazioni a fuggire verso paesi piĚ fortunati), sia per elementi direttamente dipendenti dalle volontą locali: la presenza del centro di Pian del Lago.

 

Pertanto, qualsiasi analisi del fenomeno migratorio a Caltanissetta non puė non partire dall’analisi del centro polifunzionale Pian del Lago.

 

Come ci dice il sito del Ministero dell’Interno, le strutture che accolgono e assistono gli immigrati irregolari sono distinguibili in tre tipologie:

 

• Centri di accoglienza (CDA);
• Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA)
• Centri di identificazione ed espulsione (CIE)

Quello di Caltanissetta Ź l’unico centro in Italia dove coesistono, all’interno dello stesso perimetro, tutte e tre le tipologie indicate. In particolare, il Centro di Accoglienza, a Caltanissetta, dispone di 360 posti, il Centro di Accoglienza per richiedenti asilo di 96 posti ed il Centro di identificazione ed espulsione anch’esso di 96 posti.

 

Sempre dal sito del ministero dell’interno:

i centri sono pianificati dalla Direzione Centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo.

Sono gestiti a cura delle Prefetture- Utg tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti del servizio. 
Le prestazioni e i servizi assicurati dalle convenzioni sono:
1) Assistenza alla persona 
-assistenza alle persone (vitto, alloggio, fornitura effetti personali ecc.);
-assistenza sanitaria
-assistenza psico-sociale;
-mediazione linguistico culturale.
2) Ristorazione
3) Servizio di pulizia ed igiene ambientale 
4) Manutenzione della struttura e degli impianti”

 

Ancora un dettaglio, prima di approfondire i temi di questo libro bianco: i richiedenti asilo, trattenuti all’interno del centro, sono in regime di semi-libertą: hanno l’obbligo di rientrare a sera per dormire al Centro (l’eventuale non rientro comporterebbe la perdita della possibilitą di audizione presso la Commissione Territorialmente competente al riconoscimento della Protezione Internazionale, la quale pertanto emetterebbe il suo verdetto senza audizione dell’interessato), ma sono liberi di uscire nelle ore diurne, come da regolamento disposto dalla Prefettura.

 

 


Gli stranieri presenti a Caltanissetta: chi sono.

Esistono tanti modi per entrare nel nostro Paese, ma gli stranieri protagonisti di questo dossier ne utilizzano solo alcuni:

-       utilizzare una barca, piĚ o meno grande, ed attraversare il Mediterraneo. All’arrivo, se si arriva, si vedrą il da farsi. Si seguiranno i consigli di chi gią Ź in Italia, si tenterą di attraversare lo stivale per raggiungere l’Europa. Quella vera. Si tirerą a campare nell’attesa di risolvere quello che (e alla partenza non si immaginava) Ź il problema piĚ grande: ottenere un permesso di soggiorno. Se durante la traversata o all’approdo, solitamente in Sicilia, si viene intercettati dalle forze dell’ordine, si verrą trasferiti in centri dall’interno dei quali si dovrą capire, ed in fretta, cosa fare della propria vita. La scelta piĚ comune Ź la richiesta di riconoscimento di protezione internazionale. E’ la scelta piĚ comune non solo perché dą diritto ad un permesso di soggiorno, trimestrale o semestrale, in attesa della definizione della pratica. Ma soprattutto perché, da qualsiasi parte del mondo tu arrivi, se pur di andartene hai affrontato il mare su una barchetta sfondata, se hai preferito rischiare la vita nel deserto di sabbia o su quello di acqua pur di andar via, probabilmente nella protezione di un altro stato, uno di quelli democratici del primo mondo, sei pure autorizzato a sperarci.

-       arrivare in Italia attraversando Iran, Turchia, Grecia sui mezzi piĚ disparati: nascosti in un container, legati sotto un camion, ammassati fino a soffocare nel retro di un TIR. Sono soprattutto i giovani afghani, spesso minorenni, ad arrivare cosď ai nostri porti sull’adriatico o alle nostre cittą di confine. Fuggono dal loro Paese in silenzio, col timore di essere scoperti ad ogni frontiera, ad ogni posto di blocco. Fanno meno clamore, col loro arrivare alla spicciolata, di uno sbarco di disperati su una delle nostre belle spiagge, ma sono tanti e hanno affrontato un viaggio che spesso non si puė neanche raccontare. La maggior parte di loro chiederanno asilo appena arrivati.

 

La fantasia del legislatore si Ź sbizzarrita nel proporre le tipologie di permesso di soggiorno; ne esiste una quantitą notevole. Tra i richiedenti asilo, tre sono le tipologie di permesso di soggiorno:

-       permesso di soggiorno per richiesta asilo. Ha validitą trimestrale e non consente al possessore del permesso di svolgere attivitą lavorativa con regolare contratto;

-       permesso di soggiorno per richiesta asilo/attivitą lavorativa. Ha validitą semestrale, ed il possessore del permesso puė svolgere attivitą lavorativa.

-       Permesso di soggiorno per “Dublino”. La Convenzione di Dublino Ź stata stipulata nel 1990, poi rinnovata nel 2003 (con il nome di Regolamento Dublino) e vi hanno aderito, progressivamente, tutti gli stati membri dell’Unione Europea. Si occupa degli stranieri che sono stati fotosegnalati in piĚ di uno stato dell’Unione, e mira a determinare con rapiditą lo Stato membro competente per una domanda di asilo. Di solito, lo Stato membro competente all'esame della domanda d'asilo sarą lo Stato in cui il richiedente asilo ha messo piede per la prima volta nell'Unione Europea. Si tratta di un modo per lasciare la competenza sull’asilo ai Paesi frontiera d’Europa. Il possessore di un permesso “Dublino”, che ha durata trimestrale e non consente lo svolgimento di attivitą lavorativa, dovrą attendere che l’Unitą Dublino decida sulla competenza della sua domanda di riconoscimento di protezione internazionale. Se la decisione riconoscerą la competenza al nostro Paese, il permesso Dublino verrą convertito in permesso di soggiorno per richiesta asilo, a durata trimestrale o semestrale, fino alla definizione della richiesta. Nella realtą, questo si traduce in tempi d’attesa lunghissimi e molto spesso nella permanenza del titolare, anche se privo di reddito e alloggio , nel territorio di Caltanissetta, in balia di rinvii e rinnovi.

 


Procedure di riconoscimento della protezione internazionale. Cenni.

 

Lo straniero ha diritto a richiedere il riconoscimento della protezione internazionale, in qualsiasi momento del suo soggiorno in Italia.

La richiesta va formalizzata all’ufficio immigrazione del luogo in cui lo straniero dimora, per mezzo di un racconto, manoscritto, delle ragioni che hanno indotto lo straniero a lasciare il proprio Paese e delle ragioni per cui il rientro nel Paese di origine sarebbe un rischio per l’incolumitą dello straniero stesso.

Alla ricezione della richiesta, l’ufficio immigrazione si attiva: procede alla compilazione, con lo straniero, del modello C3 che contiene informazioni sommarie sulla storia del richiedente;

Trasmette richiesta e C3 alla commissione territorialmente competente la quale provvederą a sentire il richiedente per valutare la fondatezza della sua richiesta di protezione.

Nel frattempo lo straniero sarą, se i posti sono disponibili, ospitato presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo. Se i posti non sono disponibili, lo straniero sarą dotato di un permesso di soggiorno trimestrale o semestrale. Il permesso trimestrale vieta espressamente al titolare di lavorare. Chi ha questo tipo di permesso non puė firmare un contratto di lavoro, in nessun caso.

Per descrivere la procedura di riconoscimento della protezione internazionale Ź bastato mezzo foglio A4.

Per viverla bisogna avere a disposizione 12 -18 mesi. Sospesi. In attesa di sapere cosa si potrą, e non si potrą, fare della propria vita.

 


Vita da Pian del Lago

 

La lunga introduzione speriamo sia stata utile per affrontare il primo dei temi centrali di questo lavoro: la struttura di Pian del Lago.

Istituita nel 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco Napolitano, la struttura di Pian del Lago sorge su una ex polveriera in parte ristrutturata per accogliere i militari impegnati nell’operazione dei Vespri  Siciliani.

All’ingresso e all’interno della struttura che contiene CARA, CDA e CIE,  sono presenti  pattuglie dell’esercito. Il complesso, completamente recintato, si compone di diverse strutture in muratura ad un piano e di container. L’interno Ź costituito da recinzioni successive concentriche. La recinzione piĚ interna contiene le strutture e i container del CIE. 

 

La cooperativa Albatros 1973 di Caltanissetta amministra la struttura sin dal 2002. In realtą avrebbe smesso di amministrarla nel 2012, anno in cui si Ź svolta la gara di appalto per il periodo 2013-2016, gara che ha visto la cooperativa Albatros 1973 non aggiudicataria.

Ma la cooperativa Ź gią al secondo semestre di proroga di gestione. Cosa succede? Perché la Prefettura si ostina a prorogare, in deroga, la gestione dei centri di Pian del Lago alla cooperativa Albatros 1973? Non Ź dato sapere.

 

 

Come abbiamo visto all’inizio di questo viaggio, l’ente gestore deve provvedere tra l’altro all’assistenza sanitaria degli stranieri presenti.

L’assistenza sanitaria si concretizza con la presenza di medici dentro la struttura Pian del Lago.

Gli stranieri, al loro arrivo, vengono visitati, visivamente (vedi allegato). Poi viene loro chiesto se hanno malattie. Se lo straniero Ź consapevole di essere malato, lo comunica al medico e si avvia una sorta di assistenza sanitaria.

In caso di patologie particolari (come il diabete) verranno messi a disposizione servizi impeccabili, come quello della compilazione di diete personalizzate. Talmente personalizzate da prevedere una porzione di prosciutto (sgrassato, ća va sans dire) per il pranzo di un musulmano. Fortunatamente, la dieta Ź scritta solo in italiano (vedi allegato).

Se lo straniero non Ź consapevole di essere malato, pazienza.

L’assistenza sanitaria offerta allo straniero malato non comprende:

-formalitą per i rilascio della tessera sanitaria, in modo che all’uscita dal centro lo straniero possa continuare a curarsi;

- fornitura di referti che accelerino l’accesso dello straniero alle cure una volta uscito dal centro.

 

 

Ma torniamo ai nostri richiedenti asilo residenti al CARA di Caltanissetta. Come abbiamo gią visto, possono uscire nelle ore diurne. I nisseni lo sanno bene, viste le continue lamentele, per le strade e sui giornali, dello straniero bivacco.

Quello che ci chiediamo noi Ź: come mai la Prefettura e la cooperativa Albatros 1973 non hanno mai pensato ad un calendario di attivitą, culturali e ricreative, diurne, per facilitare l’impatto con la societą nissena, ed italiana? Noi pensiamo a corsi di italiano, di educazione civica, educazione stradale, educazione sessuale, attivitą sportiva.

Lo Sportello per Immigrati propose anche, all’ufficio immigrazione della Questura di Caltanissetta, degli appuntamenti per le donne nigeriane (eventualmente interessate) con personale qualificato, per approfondire temi come il cultismo e la tratta.

Invece c’Ź il nulla.

Sembra quasi che non si voglia comprendere l’immigrazione (che Ź fatta di persone, di storie, di percorsi, di specificitą), ma solo “gestirla”, qualunque cosa questo significhi.

Sembra quasi che non si vogliano dare agli stranieri alternative o prospettive, se non l’attesa, in giro per la cittą, magari in compagnia di una bottiglia.

 

 

 

Ed ancora, sui nostri richiedenti asilo di stanza al CARA:

vista la possibilitą di uscire dal centro, nelle ore diurne;

vista l’assenza di marciapiede tra contrada Pian del Lago ed il centro abitato;

vista l’assenza di illuminazione pubblica nella zona;

visto il numero di incidenti che si verifica nell’area attorno al centro Pian del Lago, soprattutto nelle ore serali;

Non crediamo sarebbe una forzatura se la Prefettura dotasse gli stranieri di fasce catarifrangenti per rendersi visibili nelle ore serali.

 

 

 

 

 

 

 

 


Leggende metropolitane: “Agli straneri danno Ř 40,00 al giorno, piĚ le sigarette. E a noi italiani?”

 

Approfittiamo di questo piccolo dossier per sfatare un mito, costruito per fomentare una guerra tra poveri.

Gira voce, a Caltanissetta, che gli straneri percepiscano una diaria composta da soldi e sigarette. In base alle voci, ovviamente, l’entitą della diaria cambia: dai 20 ai 70 euro al giorno. Si sa, le dicerie vivono di vita propria, e crescono ad ogni passaggio.

La cooperativa Albatros 1973 non fornisce alcuna vera diaria agli stranieri residenti ai centri di Pian del Lago. (Lo Sportello per Immigrati ha piĚ volte chiesto, a mezzo stampa, alla Prefettura di chiarire la questione, senza mai essere ascoltato. Evidentemente, si preferisce fomentare certe dicerie).

Quello che fornisce, piuttosto, Ź una chiavetta elettronica, sulla quale vengono caricati circa due euro al giorno. Questi sono spendibili solo all’interno del centro stesso, attrezzato di distributori di sigarette, schede telefoniche, caffŹ e bibite. In pratica, anche i soldi che dovrebbero andare agli ospiti per permettergli qualche piccola economia o qualche spesa personale restano a Pian del Lago.

 

 

 


Vita fuori Pian del Lago

 

Passiamo adesso a vedere cosa succede appena lo straniero esce, definitivamente, dal centro di Pian del Lago.

Come abbiamo visto, Ź ancora un richiedente asilo.

Il trattenimento all’interno del CARA dovrebbe durare al massimo 35 giorni. In realtą dura circa 4 mesi, 120 giorni. E nemmeno questi bastano a definire tutta la pratica relativa alla richiesta di protezione internazionale.

Lo straniero esce, pertanto, con un permesso di soggiorno, trimestrale o semestrale, per “richiesta asilo”.

Permesso che dovrą essere rinnovato fino alla definizione della pratica di richiesta di protezione internazionale. Succede quindi, molto spesso, che lo straniero in questione decida di non allontanarsi da Caltanissetta, in modo da essere reperibile quando la Commissione lo convocherą o comunque fino alla definizione della sua pratica.

 


Il rinnovo del permesso di soggiorno. Requisiti.

Il permesso di soggiorno viene emesso dalla Questura. La Questura che rilascia il permesso Ź indicata sul permesso stesso. Se lo straniero, con un permesso di soggiorno rilasciato, ad esempio, dalla Questura di Caltanissetta, si trasferisce in altra cittą italiana, alla scadenza del permesso stesso ha due possibilitą:

-       rinnovare il permesso di soggiorno nella cittą in cui si Ź trasferito. Dovrą allegare, alla richiesta di rinnovo , copia del contratto di affitto, a lui intestato, regolarmente registrato. Se ci si sposta frequentemente, inseguendo lavori piĚ o meno sicuri, dormendo dove capita, non si potrą mai cambiare la Questura di competenza.

-       Tornare a Caltanissetta ogni volta che il permesso di soggiorno sarą da rinnovare. Mantenere la stessa Questura permette di “alleggerire” il carico di documenti da esibire; invece che copia di contratto di affitto regolarmente registrato, per i permessi di durata inferiore o pari a un anno, “bastava”, fino a qualche mese fa, esibire una dichiarazione di ospitalitą, ossia la dichiarazione di un soggetto proprietario o regolare affittuario di immobile di stare ospitando lo straniero con il permesso da rinnovare. Poco tempo Ź stato necessario perché stranieri, ma soprattutto nisseni, alzassero l’ingegno, fino a creare un vero e proprio mercato delle dichiarazioni di ospitalitą, il cui prezzo oscillava tra i 300 Ř, nel caso il permesso da rinnovare fosse trimestrale, ed i 900 Ř, per i permessi a durata annuale.

Questo mercato (piĚ volte denunciato pubblicamente e sugli organi di stampa dallo Sportello per Immigrati) Ź continuato fino a quando il Comune di Caltanissetta non ha accolto una richiesta che lo Sportello faceva da anni: attivare, come previsto dalla legge, il Registro dei Senza Fissa Dimora. In questo modo si Ź interrotto il mercato nero delle dichiarazioni di ospitalitą, e lo straniero che deve rinnovare il permesso di soggiorno si reca allo Sportello per Immigrati (che diventa anche il luogo fisico in cui riceverą posta e comunicazioni), ritira l’ attestazione di non avere una dimora, la esibisce all’Ufficio Anagrafe del Comune, e puė recarsi a rinnovare il permesso senza aver pagato per il riconoscimento di un diritto.

 

 


Il rinnovo del permesso di soggiorno. Prassi.

 

Fino a qualche anno fa, l’Ufficio Immigrazione si trovava nei locali della questura, in una zona centrale della cittą. Il ricevimento dei richiedenti asilo e dei rifugiati era previsto solo due giorni a settimana e con un orario estremamente ridotto. Visto il numero di utenti, questo causava il formarsi di lunghe code all’esterno dell’ufficio; le zone circostanti erano piene di stranieri che andavano, tornavano, aspettavano, occupavano le panchine, riempivano i bar. L’attesa per rinnovare il permesso di soggiorno aumentava, servivano settimane.

Arrivė il tanto auspicato prolungamento degli orari di apertura? Vennero aumentati i giorni di ricevimento? Assolutamente no, ma qualcosa successe: l’ufficio immigrazione venne spostato dentro Pian del Lago, caso forse unico di un simile ufficio all’interno di un centro governativo. E poco importa se Pian del Lago Ź difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Se anche una persona ammalata, o incinta, o con bambini piccoli al seguito, deve percorrere quella strada, indipendentemente dalle condizioni climatiche, per raggiungere l’ufficio Immigrazione. Se manca anche un distributore di acqua da bere. Se, una volta arrivata, aver aspettato il turno, deve sentirsi dire che manca una fotocopia, o una marca da bollo, e deve tornare in cittą, in fretta, prendere quello che serve e tornare giĚ, prima che l’ufficio chiuda. Altrimenti dovrą tornare. Dopo sette giorni. Gią, perché l’ufficio Immigrazione apre a tema. Le pratiche dei richiedenti asilo sono evase il martedď ed il mercoledď, dalle 09.00 alle 12.00.

Perė, siccome il carico di lavoro Ź troppo, ecco l’alzata di ingegno per accelerare le pratiche: lo straniero si presenta ai cancelli dell’ufficio immigrazione, il martedď o il mercoledď, attorno alle 06.00 del mattino. Troverą il militare di guardia a dargli un numero. Alle 09.00, orario di apertura dell’ufficio, utilizzerą quel numero per mettersi in fila. La persona al di lą del vetro chiederą cosa vuole, e gli darą un appuntamento per l’avvio della sua pratica.

Traduciamo questa illuminata trafila in pratica: immaginiamo Aisha, cittadina somala, che deve rinnovare il permesso di soggiorno. E’ il sei giugno. Arriva a Caltanissetta, Ź giovedď, perché non conosce gli orari dell’ufficio immigrazione. Raggiunge Pian del Lago e scopre che dovrą tornare il martedď successivo. Torna a Caltanissetta e non sa dove andare fino al martedď. Martedď alle sei del mattino Ź gią ai cancelli. Ritira il numero e aspetta. Verso le 11.00 tocca a lei. Rinfrancata esibisce il permesso di soggiorno. Si sente fornire l’elenco delle cose da portare. Le forniscono anche un bigliettino con una data stampata. Appuntamento al 24 luglio. Il 24 luglio potrą chiedere di rinnovare il permesso. Che sarą pronto, ad essere ottimisti, a metą settembre.

Ancora, se Aisha avesse bisogno del bollettino prestampato per effettuare il versamento sul c/c della Questura (versamento che Ź indispensabile in alcuni casi ben precisi), probabilmente non saprebbe come procurarselo: l’unico ufficio postale in cui si possono trovare questi mitici prestampati, quello alla Stazione Ferroviaria, sistematicamente li esaurisce in pochi giorni e per settimane lascia gli utenti in attesa.

Le considerazioni sulle prospettive di Aisha le lasciamo a chi leggerą questo libro bianco.

 

A proposito dell’Ufficio Immigrazione, inoltre, qualcuno sostiene che costringere tutti gli stranieri, in qualunque condizione giuridica si trovino, a recarsi in un posto separato dal resto della cittą, recintato e sorvegliato da soldati armati di mitra sia un errore, una scelta infelice che non si muove proprio nel senso di una maggiore integrazione. Ma forse, sostiene ancora qualcuno, non si tratta di un errore, forse Ź una scelta ben precisa, forse Ź un maldestro tentativo di spostare il problema, trattando gli stranieri come polvere da mettere sotto il tappeto. O forse Ź qualcosa di piĚ, e non li si vuole solo nascondere ma anche separare, fisicamente e simbolicamente, dal resto della cittą. Forse.

 

 


Conclusioni

 

Questo piccolo libro bianco Ź stato pensato ed approntato per tentare di dare una lettura diversa del fenomeno che periodicamente si ripete a Caltanissetta e che, periodicamente, fa gridare ad allarmi di ogni sorta.

E’ stato approntato in tempi molti brevi per dare una lettura tempestiva. Per queste ragioni non Ź ricco di dati e di numeri. Dati e numeri che arriveranno in una riedizione, in calendario, dello stesso lavoro.

 

 

Gli ultimi mesi hanno visto i locali mezzi di informazione farsi megafono di richieste, lamentele, proposte che perdono ogni giorno pudore e si fanno, sempre meno velatamente, razziste.

 

Abbiamo letto di padri indignati per lo spettacolo poco decoroso offerto dagli stranieri ai propri figli.

Abbiamo assistito a chi ha definito l’attivitą dei parcheggiatori abusivi “pizzo”, cancellando in un attimo la sofferenza di chi la richiesta di pizzo l’ha ricevuta davvero, e magari Ź anche morto per non volervisi piegare. E riabilitando, nello stesso attimo, l’attivitą criminale della nostra, locale, mafia la cui attivitą estorsiva diventa assimilabile a quella di chi, al posteggio, ti chiede un euro.

 

Abbiamo sentito parlare di emergenza sanitaria e rischio epidemie.

Abbiamo sentito evocare l’immagine di una cittą “profanata”.

 

Abbiamo assistito ad invocazioni di protezione della “nostra” gente, a chiamate alla “mobilitazione per garantire famiglie, anziani, bambini”.

 

Abbiamo udito allarmi per il dilagare del fenomeno prostituzione, che rende impraticabili le vie della nostra bella cittą. Non abbiamo udito, da parte dei banditori di quegli allarmi, una parola su chi (nisseno) quelle prostitute le cerca (senza mai chiedersi nulla sulla loro condizione e sulla loro libertą di scelta) e quel mercato alimenta.

 

Abbiamo assistito, leggendo le cronache locali, ad un fenomeno nuovo: quello per cui sempre piĚ stranieri si dedicano allo spaccio di droga. Fenomeno che, letto con miopia e malafede, significa che i negri sono tutti delinquenti e che vogliono rovinare i ragazzi nisseni; ai nostri occhi significa invece che qualcuno, con pedigree nostrano, ha preso un terno al lotto: vende la droga in blocco a dei morti di fame che faranno il lavoro sporco e rischioso, lo spaccio dose per dose. Se anche venissero arrestati, cosa che puntualmente accade, il venditore non avrą rischiato praticamente nulla; non dovrą temere delazioni, perché il negro nemmeno sa parlare l’italiano; e, ciliegina sulla torta, una volta condannato, lo straniero sarą rimpatriato. Se ciė non dovesse accadere, perderą comunque il diritto a possedere un permesso di soggiorno. Ed il pesce grosso, nel ringraziare lo stato che gli ha pure rimosso un sassolino dalla scarpa, andrą a cercare nuova manovalanza a costo zero.

 

Abbiamo assistito a tutto questo e abbiamo avuto la netta percezione che sempre piĚ gli organi di stampa propongano i binomi straniero/criminale e immigrazione/emergenza.

 

Parallelamente, il contatto diretto che quotidianamente manteniamo con le comunitą che convivono sotto il nostro cielo ci mostra una realtą diversa: una realtą di estrema povertą, sicuramente, ma anche di estrema dignitą di chi, nonostante il nulla, si rifiuta di lasciarsi ingabbiare negli stereotipi diffusi ad arte.

E ci mostra anche la realtą di tanti nisseni pronti a solidarizzare con la sofferenza, senza guardare al colore della pelle.

 

E’ ovvio che il compito delle forze dell’ordine e dell’autoritą giudiziaria Ź quello di intervenire di fronte alla commissione di un crimine, da chiunque commesso, e di sanzionarlo.

 

Altrettanto ovvio Ź perė che compito della societą civile e delle istituzioni politiche che la rappresentano Ź quello, sicuramente piĚ difficile, di individuare le situazioni di disagio e porvi rimedio.

 

Come abbiamo cercato di dimostrare con questo piccolo dossier, molti dei disagi e dei problemi lamentati sono legati a mancanza di attenzione, omissioni, ritardi, tutti riconducibili proprio alle istituzioni e ai soggetti che dovrebbero farsene carico.

 

Invece di comprendere e porre rimedio, le istituzioni locali hanno scelto di cavalcare l’onda del razzismo, della demarcazione noi/loro, per leggere la situazione nissena. Hanno scelto di far derivare il disagio nisseno dalla presenza degli stranieri piuttosto che da un’inerzia politica senza precedenti. Hanno scelto, contemporaneamente, di ignorare i segnali, e sono tanti, di un disagio che non ha passaporto, né cittadinanza.

Hanno fatto anche di peggio.

Hanno scelto di incanalare il malcontento, i disagi, che avrebbero come naturale valvola di sfogo le istituzioni stesse, e le loro responsabilitą, ed indirizzarlo contro gli stranieri, gli invasori, gli infedeli.

Hanno permesso a chi voleva conquistarsi spazi di visibilitą cavalcando le paure e le insicurezze di una popolazione stanca e impoverita e individuando un facile bersaglio in chi viene da lontano, di avere campo libero.       

Hanno cercato cosď di portare a termine un’opera tanto mastodontica quanto meschina di auto assoluzione.